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Ben ritrovati, 

Questa settimana vi racconto una storia di pescatori che arriva dallo Yemen. Ha a che fare con la fortuna, certo. Ma anche con il fatto che, pur in mezzo a guerra e sofferenze, sono possibili sprazzi di luce. Anzi, vi dirò di più. A volte penso che ci sia un nesso tra gli eventi, anche quelli più tragici, che non sempre riusciamo a vedere, almeno non nell'immediato. Se infatti un pescatore non fosse sfollato dal porto Hodeidah, a causa della guerra, oggi in un villaggio di pescatori qualche chilometro più in là non starebbero festeggiando per un tesoro inaspettato. 

Poi in questa tazza di the c'è l'impegno di Amal Clooney per le donne yazide. Grazie al suo lavoro di avvocato per i diritti umani, questa donna - che i rotocalchi si ostinano a chiamare moglie di George Clooney, nonostante le sue abilità e la sua intelligenza -  vuole consegnare alla giustizia Umm Sayaff, una donna che si è macchiata di crimini orrendi contro altre donne, yazide, curde e occidentali. Vi racconto questa storia perché credo che, al di là della cronaca, troppo spesso si sottovaluti il ruolo delle donne. Nel bene. Ma anche nel male. 


Infine vi lascio un consiglio di lettura mentre si avvicina la fine del Ramadan,  e mentre milioni di musulmani si avviano a festeggiare l'Eid al Fitr che segna la rottura del digiuno e l’inizio di un nuovo mese lunare, il Shawwal.

Buona tazza di the, con la speranza di ritrovarsi presto 
Storia di un pescatore

 

Questa è la storia di Abdulrahman e di un gruppo di pescatori yemeniti. Ma è anche la storia di una pietra rara e di un incantesimo. 

La vita di chi va per mare per procurarsi da vivere in Yemen in questi anni è stata resa particolarmente dura e pericolosa dalla guerra. Attacchi, zone proibite, porti bloccati: tirare su qualcosa dal mare per gente come Abdulrahman era diventato davvero impossibile. Fino ad un mese fa, quando in un giorno di febbraio, un gruppo di pescatori del villaggio di al-Khaisah, compresi alcuni sfollati da Hodeidah, hanno avuto finalmente fortuna. Usciti per pescare, si sono imbattuti in un gigantesco cadavere di capodoglio, che conteneva al suo interno un pezzo gigantesco di ambra grigia, una sostanza rara nota come "oro galleggiante" o "tesoro del mare".

L’ambra grigia è il risultato delle secrezioni dell’intestino della balena, mischiate ai molluschi di cui questa si nutre. All’apparenza disgustosa - alcuni la chiamano vomito di balena -, l'ambra grigia è ricercatissima dai produttori di fragranze di tutto il mondo, in quanto è fondamentale per assicurare la persistenza dei profumi e dunque viene pagata letteralmente a peso d’oro. 

A scoprire il cadavere del capodoglio è stato uno degli sfollati di Hodeidah, il porto che l’Arabia Saudita ha tenuto bloccato per mesi e mesi durante il conflitto che ha travolto lo Yemen impedendo l’arrivo degli aiuti umanitari. "I pescatori di Hodeidah hanno esperienza nel riconoscere i capodogli. Noi invece siamo passati da quello stesso pesce morto più di una volta e non gli abbiamo prestato attenzione perché il mare è pieno di pesci morti. Ma l'esperienza di un collega sfollato ha fatto la differenza", ha raccontato Abdulrahman, uno dei pescatori che hanno recuperato la balena a Middle East Eye

 

Abdulrahman non aveva mai trovato l'ambra grigia in tutti i suoi anni di pesca e nemmeno sapeva riconoscerla. "Il pescatore sfollato era su una barca con altri pescatori, e altri erano su un'altra barca nelle vicinanze, ma non potevano portare la balena morta sulla costa da soli", ha raccontato ancora Abdulrahman. "Così hanno chiesto a nove barche di aiutarli e hanno trascinato la carcassa su una spiaggia al largo della montagna Shamsan di Aden", ha aggiunto.

A mezzogiorno di quel giorno, i pescatori hanno iniziato a tagliare la carcassa della balena. E tra grasso, budella e ossa, hanno trovato il tesoro, 127 chili di ambra grigia. Per evitare controversie, i pescatori hanno concordato una percentuale prima di vendere l'ambra grigia. E l’hanno poi a un commerciante saudita venduto per 1,3 miliardi di rial yemeniti, equivalente a circa 1,5 milioni di dollari.

"Alcuni pescatori hanno ricevuto 30 milioni, altri meno o più, e persino le guardie hanno ricevuto 250 mila rial a testa. Ogni persona riceveva denaro in base al suo ruolo", prosegue il racconto. 

In un periodo così difficile della storia dello Yemen, in cui due terzi dei 30 milioni di abitanti del paese dipendono dagli aiuti umanitari e almeno 230 mila persone sono state uccise nel conflitto, le buone notizie sono una rarità.

Ma la scoperta dell'ambra grigia ha trasformato la vita della gente di al-Khaisah, un villaggio di circa 1.000 famiglie nel distretto di al-Buraiqa a sud della città di Aden.

"Trenta milioni di rial yemeniti sono sufficienti in questi giorni per costruire una casa e sposarsi, e questo è ciò per cui la maggior parte dei pescatori spende i soldi", ha aggiunto Abdulrahman che lavora come pescatore fin dall'infanzia. 

Ma le sue ultime parole sono state: "Se non fosse stato per quel pescatore sfollato di Hodeidah, non avremmo riconosciuto il capodoglio e non avremmo ottenuto nulla. Una fortuna che Dio ci ha mandato".

E ora la speranza è quei pescatori usino quei soldi per fare qualcosa di buono. 

 

Pelle nera 

Amal Clooney, noto avvocato per i diritti umani, non si ferma davanti ai no. Settimana scorsa ha intentato una causa contro la più anziana donna membro dello Stato Islamico per conto di cinque donne yazide. 

Come vi ho già raccontato più volte, le donne yazide sono state violentate e ridotte in schiavitù dai miliziani dell'Isis dopo essere state catturate nel nord dell'Iraq nel 2014. 

Ora a distanza di sette anni, per la prima volta una causa del genere arriva in un tribunale statunitense.  A rispondere dei suoi crimini, Nisreen Assad Ibrahim Bahar, nota anche come "Umm Sayyaf".

Di Umm Sayyaf  trovate la storia qui. Questa donna, ormai anziana,  è stata catturata dai soldati della Delta Force degli Stati Uniti in una missione nel 2015 durante la quale ha trovato la morte suo marito, il tesoriere dell'Isis Abu Sayyaf. La donna, sopravvissuta invece, è stata prima a lungo interrogata dagli americani e poi è stata consegnata alle forze curde, che tutt'ora la tengono in stato di detenzione. Umm Sayyaf si è macchiata di crimini orrendi, tra cui la gestione del traffico di donne yazide e di ostaggi occidentali tra cui Kayla Mueller, data come schiava all'allora leader dell'Isis Abu Bakr Al Baghdadi. E si dice che sia stata proprio lei a fornire le informazioni necessarie per trovare e uccidere il Califfo. 

Nel 2015 il governo degli Stati Uniti aveva presentato una denuncia penale contro Umm Sayyaf  ma da allora il caso è rimasto in sospeso. "Nonostante il suo chiaro coinvolgimento nel genocidio, gli avvocati statunitensi non l'hanno mai accusata di nessuna delle violazioni dei diritti umani che ha commesso", ha spiegato al Telegraph Daniel McLaughlin, procuratore capo.  "Gli Stati Uniti non hanno mai ampliato le accuse o richiesto la sua estradizione".


Ma Amal Clooney non si è fermata ed è andata avanti con il suo lavoro. Dopo aver sollecitato la Corte penale internazionale a consegnare alla giustizia i combattenti dell'Isis, senza risparmiare un rimprovero ai leader e alle Nazioni Unite, colpevoli fin qui di non aver assicurato alla giustizia gli autori del genocidio yazida, ora ha deciso di intraprendere questa nuova battaglia. "Perché è l'unico modo in cui possiamo provare a consegnare alla giustizia Umm Sayyaf responsabile dei suoi orribili crimini contro le donne yazide. Le nostre clienti hanno aspettato troppo a lungo e meritano ora giustizia", ha spiegato Amal Clooney.

Un libro 



Mentre si avvicina la fine del Ramadan che si concluderà settimana prossima con l'Eid Al Fitr e i festeggiamenti per la fine del digiuno, vi consiglio questo libro importante, edito da Mimesis. Lo ha scritto Yahya Pallavicini, presidente e imam della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Serve per andare oltre il significato, troppo spesso politico che viene attributi all'Islam.  Il messaggio dei maestri di questa religione  è arrivato fino a noi superando le crisi delle varie epoche ed è per questo che vale la pena conoscerlo. Scrive Pallavicini: "Nessuno di quei maestri nutriva l’intenzione di fare un’opera originale, poiché le regole della scienza sacra derivano diretta- mente dalla Rivelazione del Corano e dalla Luce della profezia, collegando dottrina interiore e quadro religioso esteriore. Ciò che i maestri cercano è un ritorno all’origine, al principio fondamentale della nostra vita umana, ovvero la santa conoscenza di Allah".  Un percorso spirituale dunque e di conoscenza che guarda più all'anima che alla vita terrena. "Perché se è particolarmente complesso per noi comprendere appieno il carattere del sufismo, ci consola che questa disciplina possa essere di regola e sostegno per la vocazione contemplativa di alcuni uomini e donne ancora oggi come secoli fa". 


 

L'ombra del nemico 
 
Ed eccola qui la mia creatura.  E' edita da Solferino libri e la potete acquistare nelle librerie o su Amazon. Alla fine del 2019 muore in un attentato Al Baghdadi, leader del più pericoloso gruppo terroristico al mondo. Ma chi è stato davvero, chi lo ha tradito? E davvero la sua morte ci ha messo al sicuro? Sono partita da queste per ricostruire la parabola dell’Isis negli ultimi dieci anni e lo fa in un viaggio nella storia dall’Europa al Medio Oriente e ritorno. Per capire come ha cambiato le nostre vite dalla sua nascita a oggi a partire dalla tragedia della guerra in Iraq e Siria e passando per i più gravi attentati in Europa, le violenze sulle donne curde, la caduta di Mosul e i molti grandi e piccoli eventi che hanno segnato la storia della guerra al terrore di questi anni. 
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