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Charlie

Una newsletter sul dannato futuro dei giornali

Domenica 31 gennaio 2021

Prologo
Chris Stirewalt ha avuto il suo massimo momento di protagonismo nel dieci anni da giornalista alla rete Fox News quando la sera delle elezioni ha deciso di difendere la decisione del "desk elettorale" di Fox News di assegnare l'Arizona a Joe Biden. Date le famigerate "simpatie" della rete per Donald Trump, quella scelta fu molto discussa e contestata in quelle ore e lo è ancora: Stirewalt è stato licenziato questa settimana, e ha scritto un efficace e sensato commento alla sua vicenda e al contesto intorno, sul Los Angeles Times, di valore attuale o molto prossimo anche qui in Italia.
"È una nazione di consumatori di notizie sia obesa che malnutrita. Gli americani si cibano quotidianamente di calorie povere di informazione, concedendosi abusi di zuccheri e mezze verità autocompiaciute o persino vere e proprie bugie. Su qualunque piattaforma di informazione, il vantaggio competitivo è di chi può creare dipendenza nei clienti, che in questo sistema così schiavo di numeri e dati significa evitare a ogni costo di interferire con la realtà e di dare priorità all'abitudine piuttosto che all'informazione stessa: e i clienti sono sempre più intolleranti di ogni eccezione alla loro dieta quotidiana.
Le rivolte della destra populista contro i risultati delle elezioni del 2020 sono anche la tragica conseguenza di questa malnutrizione. Quando ho difeso la scelta di assegnare l'Arizona a Biden sono diventato la vittima della rabbia omicida di molti che erano furiosi per non avere visto confermate le loro opinioni. Essendo stati coccolati per così tanto da un giornalismo che si autoconferma, molti americani vivono come un attacco personale ogni notizia che suggerisca che si sbagliano o che la loro parte sia stata sconfitta".


Fine di questo prologo.
Off the spotlight
Le dimissioni del direttore del Washington Post - protagonista di un periodo di gran successo del giornale, e anche di un film sulla sua direzione precedente che lo ha reso conosciuto nel mondo - erano attese da diversi mesi e sono state comunicate questa settimana: Marty Baron lascerà il 28 febbraio, e a Washington si parla di chi possa essere scelto come suo successore, considerato che Baron gode di grande stima ma è anche ritenuto un direttore di un'era finita. Nelle redazioni americane si sta molto commentando tra l'altro che ci siano diverse direzioni importanti che stanno cambiando o cambieranno nel 2021: anche al Los Angeles Times, al New York Times, all'agenzia Reuters, allo HuffPost, tra gli altri.
Sesto potere
Il quarto era la stampa, da Citizen Kane in poi. Il quinto era la tv, dal film famoso per questa scena. Il sesto - più che internet stessa - potrebbero essere Google e Facebook e il loro gestire l'informazione come un servizio accessorio tra i molti che offrono, piuttosto che esserne al servizio come ingenuamente si era pensato anni fa. Ogni settimana ci sono novità in questa relazione. Facebook ha introdotto nel Regno Unito il suo servizio di aggregazione di siti di news che esisteva solo nella versione americana: si farà aiutare da Upday, che è un altro progetto particolare e nuovo nell'informazione internazionale. Upday è il servizio che gestisce le news proposte dagli smartphone Samsung, ma a differenza di quanto avviene per esempio col servizio analogo di Apple, non è di Samsung: è una testata internazionale creata dal grande editore tedesco Axel Springer con piccole redazioni in ogni paese che curano e arricchiscono l'offerta scelta tra i vari siti di news. Upday muove quindi a sua volta grande quantità di traffico prezioso sui giornali online, e ora ne muoverà ancora di più con questo accordo con Facebook. Facebook ha anche fatto accordi di retribuzione con i principali quotidiani britannici, che se ne rallegrano: per quanto ormai sia stato acclarato quanto sia anche rischioso legare i propri destini economici alle volubilità di progetti delle grandi piattaforme digitali come Facebook e Google.
Intanto, il confronto australiano tra Google e i giornali continua ad avere sviluppi: ora Google sta minacciosamente facendo "esperimenti" in cui elimina alcune testate dalle sue ricerche.
Nessuno rilegge
Su Repubblica c'è stato di nuovo un incidente che racconta come in molti quotidiani sia stata eliminata la tradizionale cautela di rileggere anche gli articoli più importanti prima di pubblicarli: e questo c'entra con una antica cultura poco attenta alle verifiche e ai controlli ma ormai anche con un sempre più severo taglio delle accortezze e revisioni minime, e che è proprio di un modo di confezionare i giornali diventato più precipitoso. Corrado Augias si è lamentato nella sua rubrica quotidiana dell'email sgrammaticata che aveva ricevuto da Enel, e del malfunzionamento delle istruzioni che conteneva. Si trattava evidentemente di un caso truffaldino di "phishing" via mail, e la mail era un'impostura che non c'entrava niente con Enel: è capitato a quasi tutti e la gran parte dei destinatari ormai riconosce il meccanismo e le sue evidenze. Può capitare che per qualcuno come Augias sia una cosa nuova, ma se non ci sono ruoli che fanno filtro in redazione il risultato è che i lettori di uno dei maggiori quotidiani nazionali registrano che Enel spedisce mail sgrammaticate e offrendo servizi ingannevoli e inefficienti, oltre a non essere informati sui pericoli del "phishing". Stamattina si è scusato Augias.
(un altro guaio simile, con effetti più buffi che pericolosi, era appena capitato sull'Espresso, il settimanale che appartiene allo stesso gruppo di Repubblica; che intanto venerdì aveva ripubblicato lo stesso articolo di due settimane prima)
Pessime pratiche
Anna Masera, public editor della Stampa, ha provato a riassumere la questione degli abusi dei giornali nella pubblicazione di foto di minori, nella pubblicazione delle immagini di persone morte e nella pubblicazione di immagini prese dai profili personali su Facebook: tre temi diversi che spesso si sovrappongono. La questione è spiacevole e discussa da molti lettori da tempo, e crea conflitti con le regole che le convenzioni tra i giornalisti prescriverebbero (regole disattese in diverse altre occasioni). 
"Nell’esercitare il diritto di cronaca è comprensibile che i giornalisti si affidino alla ricerca delle immagini online anziché andare a bussare alla porta dei famigliari delle vittime. Ma scaricare le foto dai social senza chiedere il permesso è come rubarle dalla stanzetta del bambino o dal salotto dei suoi genitori. E proprio perché è diventato più facile reperire questi dati personali, serve maggiore attenzione all’essenzialità di quelle informazioni per non urtare la sensibilità del pubblico".
L'articolo di Masera cita anche i pareri di chi difende queste scelte, compreso quello del presidente dell'Ordine dei Giornalisti, del quale già capitò di parlare su Charlie.
«Quando sei morto, sei morto, il diritto di cronaca prevale anche sulla tutela dei minori. Come li tuteli una volta che sono morti? Andavano tutelati prima semmai. Da morti vale “la livella” di Totò»
Non si placa
Al Sole 24 Ore c'è stato un giorno di sciopero dei giornalisti, questa settimana. La ragione è ancora la linea intransigente della proprietà sulla cassa integrazione a zero ore per tre giornalisti del magazine IL che è stato chiuso: ma come abbiamo raccontato altre volte, e come dice esplicitamente il comunicato sindacale della redazione, la singola questione è considerata il sintomo di un atteggiamento pericoloso per i rapporti col giornale e con il suo futuro. 
(intanto, secondo Prima Comunicazione il quotidiano sta per cambiare e ridurre il proprio formato)
Balconi, quartieri e quotidiani
Un articolo di Will Oremus - un giornalista esperto di tecnologia con una discreta notorietà ed esperienza negli Stati Uniti - ha raccontato con grande completezza il successo americano di Nextdoor nel 2020, mettendolo nel contesto delle difficoltà dei giornali locali. Nextdoor è una specie di social network dedicato alle informazioni e alla vita di quartiere, che è ormai abbastanza diffuso anche in Italia (soprattutto in alcuni quartieri delle città maggiori) e il cui uso è molto cresciuto con la pandemia e gli isolamenti domestici, comprensibilmente. Oremus racconta che alcuni meccanismi peculiari di Nextdoor lo rendono immune da alcuni rischi dei social network, ma altri no: e che disinformazione e piccola propaganda circolano anche lì, a volte con effetti molto più immediati e concreti. Ma è un fatto che in molti casi abbia rimpiazzato il ruolo dei quotidiani locali, e abbia cominciato a sottrarre loro investimenti pubblicitari.
Di cosa parliamo quando parliamo di
Il magazine online Luz ha intervistato Luca Sofri, peraltro direttore del Post, sulle questioni dell'informazione contemporanea e sul dannato futuro dei giornali: le cose insomma di cui parla Charlie.
«L’informazione, sostanzialmente, è il prolungamento dell’istruzione scolastica nell’età adulta».
Centimetri di meno, chilometri di più
Il Foglio fa un po' di cose nuove, in questi giorni, di quelle che non riguardano i contenuti ma piuttosto il contenitore e che spesso determinano economie e opportunità dei giornali. Intanto diventa più stretto di tre centimetri, quanto basta per permettere la stampa del giornale a costi più economici. E la stessa riduzione consente di stamparlo anche in Sicilia, in una tipografia messinese, e di tornare a venderlo nel weekend nelle edicole siciliane (dove non era da sette anni, come in Sardegna), oltre che di raggiungere con maggiore puntualità quelle calabresi.
Contemporaneamente il Foglio ha pubblicato sabato un magazine celebrativo dei suoi 25 anni, scelta che sta dentro una tendenza rinnovata di molte testate a investire in prodotti di carta capaci di raccogliere investimenti pubblicitari di maggiori valore; ma anche acquirenti, in un piccolo ritorno della domanda per numeri unici o speciali. Un altro approccio di ricerca di ricavi pubblicitari molto diffuso nelle aziende giornalistiche a cui si sta dedicando anche il Foglio è l'introduzione di molte sezioni - allegati, inserti, newsletter - "verticali", ovvero tematiche, che possano attrarre inserzionisti specifici di quei determinati settori. Questa settimana il Foglio inaugura una newsletter sull'agricoltura, settore poco coperto dai quotidiani generalisti: che però per tutta questa settimana hanno ricevuto cospicui investimenti pubblicitari da parte dei Consorzi agrari, per esempio.
Più newsletter per tutti
Dopo tutti gli altri "pivot to" degli anni passati, la tendenza più di tendenza di questi mesi nelle prospettive dell'informazione sono proprio le newsletter e i servizi per produrle e gestirle. Il successo di Substack - che ha reso molto facile e autonoma la costruzione di newsletter a pagamento - ha fatto sì che ora sia Facebook che Twitter vogliano fornire un servizio proprio.
In tutto questo, anche il Post e Charlie lavorano a modelli di ricavo che non pregiudichino la qualità dell'informazione e non lascino zone oscure tra giornalismo e pubblicità: quello su cui stiamo investendo è quello degli abbonamenti, che sta consentendo di fare insieme un progetto più grande e completo (questa newsletter non avremmo avuto le risorse per farla, prima). Se vuoi saperne di più prima di abbonarti anche tu oppure hai scoperto il Post in questi mesi intensi, qui trovi spiegato cosa fa e puoi decidere se sta lavorando alla stessa cosa che vuoi tu, dall’informazione. Oppure puoi abbonarti dritto e convinto.
Contromano
Aggiornamenti nel calciomercato vivace di questi mesi tra i giornali italiani: Pigi Battista, "columnist" del Corriere della Sera da sedici anni che aveva annunciato la settimana passata che avrebbe lasciato il giornale, ha confermato che diventerà un collaboratore dello HuffPost.
E a contraddire la tendenza dei mesi passati in cui le notizie erano soprattutto di giornalisti famosi in uscita da Repubblica dopo il cambio di proprietà e di direzione, da lunedì anche Francesco Piccolo - scrittore famoso e premiato - lascerà il Corriere, per andare a scrivere su Repubblica.
Notizie di notizie che non lo erano
Il modo di affrontare gli errori e le correzioni non è mai stato protagonista di grandi attenzioni nei giornali italiani, che come approcci prevalenti hanno di passare oltre e ignorarli, oppure rimuovere con poche spiegazioni gli articoli online sbagliati. Ci sono eccezioni, ma rare, e che suonano spesso più un compiaciuto "vedete? abbiamo corretto e riconosciamo i nostri errori!" che l'introduzione di una pratica o di una consuetudine. In questo contesto, questa settimana il Secolo XIX ha scelto l'originale idea di celebrare un proprio errore (buffo e palese, niente di pericoloso) come se fosse a sua volta una notizia e dimostrasse la popolarità del quotidiano.
"Un nostro errore sta spopolando in rete. Oggi a pagina 7 del Secolo XIX, in una notizia in breve, abbiamo scritto: ...”Una violenta mareggiata si è abbattuta ieri intorno alle 15 su Milano...”. Una svista dovuta al fatto che tutta la pagina era dedicata alle mareggiate in Liguria e chi ha messo insieme in poche righe le altre notizie sul maltempo in Italia era evidentemente condizionato dal lavoro precedente. Non dovrebbe succedere, ma a volte succede.
E la popolarità del Secolo XIX è stata confermata dall’accoglienza “trionfale” sul web: la foto dell’articoletto è stata condivisa migliaia di volte, condita da battute e lazzi, a cui ci sottoponiamo di buon grado".
 
Cosa succede con le redazioni: gli spazi, cioè
Da ormai quasi un anno si fanno riflessioni nei giornali su ciò che il lavoro delle redazioni è in grado di svolgere anche in "smart working" e ciò che però si perde senza avere l'occasione di lavorare in spazi e relazioni comuni. In questi mesi più o meno tutti i maggiori giornali hanno le redazioni aperte ma con frequenze molto limitate e contingentate: e malgrado un'aspettativa diffusa di poter tornare a un certo punto alle cose "come erano prima", le aziende stanno facendo ormai considerazioni su una revisione più stabile dell'uso degli spazi. Il Sole 24 Ore ha raccontato venerdì che Sky avrebbe intenzione di lasciare uno degli edifici del suo grande complesso a Milano. Negli Stati Uniti le maggiori testate si danno scadenze abbastanza lunghe: il New York Times (dove lavorano negli uffici e nelle redazioni i dipendenti che non possono fare altrimenti) non riaprirà prima del 6 luglio; Reuters incentiva a lavorare da casa chi può fino a luglio; il Washington Post ritiene improbabile che i suoi uffici siano riaperti prima di novembre; il giornale online Vox si è dato una scadenza a settembre. Ma un articolo sul sito Digiday ha raccolto pareri che dubitano di un rientro libero nelle redazioni quest'anno: concludendo con una interessante considerazione sulla possibilità che in prospettiva il legame dei giornali con specifiche città possa attenuarsi, proprio per questo.
C'è del nervosismo
Sabato Concita De Gregorio ha pubblicato su Repubblica un articolo di commento vivace e sarcastico sulle poco promettenti figure politiche protagoniste della crisi di governo, e sulle divisioni nel PD. Malgrado fosse descritto - assieme a valutazioni più critiche - come "quanto di meglio la tradizione comunista abbia oggi da offrire", il segretario del PD Nicola Zingaretti se ne è molto risentito e lo ha scritto in mattinata in un post su Facebook aggressivo contro De Gregorio (post in cui molti hanno notato l'uso dell'insulto "radical chic", tipico dei commentatori di destra, e in maniera anche poco consapevole del significato). De Gregorio ha risposto su Facebook per le rime.
Nel frattempo, stamattina De Gregorio annuncia che ritornerà a usare la sua rubrica su Repubblica - che da molti mesi ospita invece ogni giorno una lettera di un lettore o una lettrice - come "luogo di mia riflessione personale sulla politica, la società, il tempo in cui viviamo". Nelle scorse settimane De Gregorio aveva ricevuto l'offerta di dirigere la Gazzetta del Mezzogiorno da parte della nuova proprietà, ma l'ipotesi è ancora in ballo fino a che non sarà conclusa formalmente la vendita del quotidiano pugliese.
Epilogo
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